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Gruppo Folcloristico
Pastoria del Borgo Furo

DESCRIZIONE DEI CANTI E DEI BALLI

 

      DESCRIZIONE DEI CANTI E DEI BALLI

 

Canti 

La campagnola  

E' un  canto di esaltazione alle bellezze e alle "curve" delle ragazze di campagna.


La bea su la roca  

E' un gioco di parole: la ragazza si serve della "roca" per "filare" con il suo fidanzato.


No vojo lavorar  

Dedicato al mestiere del "miceasso", che tradotto in rima significa : mangiare, bere e andare a spasso. Chi non ha voglia di lavorare il lunedì non l'ha neanche negli altri giorni della settimana e aspetta solo la domenica per riposare.
 

La Veneranda  

Veneranda era il nome di una bella ragazza che tutti i giovani avrebbero voluto farle la corte, ma era ben sorvegliata dai genitori. La musica è del grande compositore russo Cajkovskij scritta durante un suo viaggio in Italia, le parole di tipo popolare hanno varianti a seconda della regione.
 

Semo qua dai tre Lorienti  

Canto rituale dell'Epifania. I Re Magi (Lorienti) seguono la stella Cometa che li porta ad attraversare la pedemontana trevigiana per giungere in pianura ad adorare il Divino Fantolin.
 

Canto de a scoa 

Al suono della baga il canto ricorda il lavoro del scoatin, mestiere praticato nelle stalle durante il filò d'inverno. La Pastoria del Borgo Furo ha dedicato questo canto al Santo Padre Giovanni Paolo II in una udienza in costume avuta a Roma nel 1998.
 

La Pinota 

Ballo allegro conosciuto in tutta la pianura padana, racconta l'appuntamento che i due fidanzati si danno alla sera per non essere visti, ma nel momento delle effusioni d'amore vengono scoperti dalla mamma di lei.
 

Valzerino innamorato  

Armonioso valzer in cui la fisarmonica fa da accompagnamento alla baga, strumento a fiato dei secoli andati e suonato in molti paesi europei.
 

 

Balli 

Bal de a lavandera 

Un tempo quando le famiglie erano numerose e i panni erano molti da lavare, la lavandera insegnava alle figlie il duro lavoro; le ragazze - in età di fidanzato - aspettavano la lettera del moroso che il postino recapitava, ma che veniva anche bersagliato dai panni bagnati se la posta non era quella aspettata.
 

Bal del moeta 

Mestiere ambulante tra i più diffusi fino agli anni sessanta, l'arrotino aveva tra i suoi clienti le signore di famiglia. Nel ballo si nota la destrezza del mistierante nel trattare il lavoro con le donne.
 

Bal del cassador 

Tra le fiabe popolari del nostro territorio si parlava del massariol come un folletto che sbucava dalle siepi dei campi per fare dispetti  ai cacciatori e a quanti sfortunatamente si trovavano nei paraggi sia per lavoro che per divertimento.

 

Bal de poeamera 

E' una scenetta di mercato di altri tempi, in cui si fondono le voci di contrattazione dei commercianti e le grida della poeamera, detta anche revendona, che fa mercanzia del suo pollame.
 

Bal de a pastorèa 

Si inscena una tranquilla giornata in alta montagna dove la serenità di un giovane pastorello, la sua compagna e il gregge di pecore viene disturbata dalla presenza del lupo;  ma è bene quel che finisce bene.
 

Bal dei paludanti 

ll ballo dimostra le fatiche dei paludanti che con la falce in spalla e le patte ( tavole di legno legate alla caviglia ) ai piedi, si recavano nel fiume Sile per sfalciare l'erba palustre; la leggenda dice dell'esistenza di una ninfa di acqua dolce - l'anguana - che era pronta a dare fortuna a chi l'avesse vista e catturata.
 

Bal de a furlana 

E' una quadriglia a comando, ballo saltellato e festoso con  l'intoduzione di un' aria friulana; questo ballo è stato tramandato dalle venditrici ambulanti, chiamate furlane, che scendevano in pianura con la loro mercanzia di legno nel tipico recipiente gerla,  portato a spalla.
 

Bal del botèr  

"Viva l'arte del boter, che ze un magnifico mestièr" è  questa l'introduzione del ballo che rappresenta il più gradito raccolto della vita contadina, quello della vendemmia e della vinificazione.
 

Bal de a lumiera

Il vino fa strani effetti e questo ballo dimostra l'immaginazione dell'ubriaco nell'aver visto strani fuochi rossi mentre tornava a casa dai campi, lui racconta l'accaduto alla moglie ma lei non ci crede. Questo ballo ha il suo effetto al buio nel vedere l'incrocio di luci rosse nell'armonioso passo di mazurca.
 

Bal del panevin 

La sera del 5 gennaio nei campi della pianura veneta si accendono dei falò di legna dove tutti cantano e ballano attorno al fuoco. E'un rito millenario significante il passaggio tra l'anno vecchio, bruciando idealmente tutte le disavventure accadute, e l'anno appena cominciato, traendo buoni auspici tra le faville che si alzano in cielo. In quella stessa notte arriverà la befana, una vecchietta che passa tra i camini delle case a cavallo di una scopa per portare dolci ai bambinoi.
 

Il ballo della festa religiosa - El baeo dea festa reigiosa

Questo ballo vuole riportare alla memoria dei più anziani e far conoscere ai più giovani le tradizioni religiose vissute nelle campagne trevigiane, quindi all'aperto e fuori dalle Chiese, per scongiurare carestie, fame, pestilenze e invocare la protezione dei campi, dei raccolti e delle famiglie.
La scena del ballo inizia con i "campanò", suoni diversi e allegri emessi dalle campane dei vari paesi e suonati nelle occasioni importanti. Tra i più famosi quello di Povegliano, Biancade, Lovadina, Casier e San Lazzaro. A seguire, nella rappresentazione del ballo, si possono ascoltare le invocazioni di alcuni vecchi proverbi a descrivere cosa succedeva in certi casi o ricorrenze e un canto che vuole esorcizzare la fame e far credere che tutto andasse bene, quando la realtà era del tutto differente.
Con l'arrivo della primavera era tradizione, nel mese di maggio, ritrovarsi davanti ai capitelli per pregare e intonare canti di lode alla Madonna. Il momento saliente del ballo sono le rogazioni vere e proprie processioni dei fedeli in aperta campagna al mattino presto guidati dal sacerdote accompagnato dai chierichetti e dal sacrestano. Ad ogni capitello veniva esposto un tavolo come altarino con delle candele, il quadro della Sacra Famiglia, dei fiori di stagione e delle uova fresche, il tutto destinato quasi sempre al parroco. Il coro dei fedeli invocava delle litanie scongiurando fulmini, terremoti, peste, fame, guerra…., a protezione delle famiglie e dei raccolti. Dopo l'aspetto religioso arrivava il momento della festa, che era rappresentato quasi sempre dalla sagra del paese davanti alla Chiesa, quando giovani e anziani tutti insieme si divertivano con musica, giochi, balli e giostre per celebrare il Santo Patrono della parrocchia.
 

La storia del pane - A storia del pan 
Questo ballo vuole rievocare le varie fasi della lavorazione di uno degli alimenti essenziali presenti, oggi come ieri, nelle nostre tavole: il pane. La coreografia evidenzia, in modo semplice ma autentico, il duro lavoro che un tempo veniva eseguito manualmente sui campi, con l'ausilio solo di alcuni vecchi attrezzi. Inizialmente veniva zappato il terreno e preparato per la semina e, una volta pronto, il frumento veniva tagliato con la falce (" falsìn") e raccolto in mazzetti ("meioni").
La fase successiva prevedeva la battitura delle spighe per dividere i semi dal resto della pianta, per poi essere passati al setaccio (con i "tamisi"). Il prodotto così pulito veniva raccolto nei sacchi e portato a macinare presso il mulino del paese.
A volte capitava che il caldo della stagione facesse assopire il molinaio, che sobbalzava immediatamente solo all'arrivo della bella Rosina, per inscenare assieme a lei la consueta storia d'amore.

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